Ammontano a 60 milioni di euro i beni sequestrati oggi da Carabinieri e Polizia nell'ambito dell'operazione "Il crimine", coordinata dalle Dda di Reggio Calabria e Milano. Il sequestro e' frutto di due provvedimenti emessi dalle procure antimafia interessate. Tra i beni sequestrati, titoli finanziari, immobili ed attivita' economiche, frutto, secondo gli inquirenti, del riciclaggio di patrimoni illeciti. Da mafia dedita ai reati tradizionali ad organizzazione "imprenditoriale". La 'ndrangheta calabrese, secondo gli inquirenti, ha subìto in Lombardia una vera e propria "mutazione genetica". Secondo quanto emerge dall'operazione odierna il salto di qualita' delle 'ndrine trapiantate in Lombardia ha una tappa spartiacque: il sequestro di Alessandra Sgarella a cavallo tra gli anni '90 e 2000. Dagli omicidi, i sequestri di persona ed il controllo di grandi flussi di droga, i clan trapiantati nel Nord passano alle infiltrazioni nelle attivita' degli enti locali, al finanziamento di imprese in difficolta' economiche poi acquisite, al riciclaggio dei capitali. Le decisioni venivano prese durante feste patronali e matrimoni. Lo ha riferito il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, durante la conferenza a Milano. "Polizia e carabinieri sono riusciti a registrare le trattative tra le famiglie - ha detto Pignatone - abbiamo filmato un matrimonio con migliaia di invitati a Plati' durante il quale sono state decise le nuove cariche della cosca. Poi ancora durante una festa patronale dedicata alla Madonna le stesse cariche sono state ratificate e gli investigatori hanno filmato l'omaggio degli affiliati al capo crimine". "La provincia lo ha licenziato", cosi' parlava al telefono un affiliato riferendosi a Carmelo Novella, capo della 'ndrangheta in Lombardia assassinato il 14 luglio del 2008 a San Vittore Olona, provincia di Milano. Novella e' stato assassinato solo un mese dopo questa conversazione. Pignatone ha sottolineato come nessuno poteva opporsi alle decisioni che venivano prese a Reggio Calabria. "Queste conversazioni impongono una riflessione su cio' che e' diventata la 'ndrangheta - ha proseguito Pignatone - 'nessuno puo' resistere alla provincia', e' stato uno dei commenti in seguito all'omicidio di Novella". Ci sono anche riprese e registrazioni relative al tradizionale summit dei boss della 'ndrangheta in Aspromonte, a S. Luca, durante la tradizionale festa della Madonna di Polsi, nel corposo fascicolo dell'operazione "Il crimine". Per la prima volta la riunione dei capibastone, che sancisce l'investitura alle cariche apicali dell'organizzazione, e' stata ripresa in diretta dagli uomini dell'antimafia, in occasione di un matrimonio, nell'agosto del 2009, con l'indicazione del vertice della "Provincia" o "Crimine". Sempre con videocamere ed intercettazioni audio, il 31 ottobre successivo gli inquirenti, in Lombardia, documenteranno il summit dei capi clan della regione. Una riunione finita, con l'indicazione di Pasquale Zappia a "mastro generale" della regione piu' ricca d'Italia. Un modo - secondo gli inquirenti - per sancire la sovranita'e l'autonomia dei clan, sebbene inserite nella struttura di vertice denominata "Lombardia". Sempre in Lombardia, emerge il ruolo di una "camera di controllo" deputata al controllo fra i clan locali e quelli calabresi. Canada e Australia sono i paesi in cui la presenza della 'ndrangheta appare meglio organizzata. Gli inquirenti hanno documentato la presenza di 9 "locali" delle cosche a Toronto e di uno a "Thunfer Bay". Si tratta di presenze autonome ma sottoposte ad un coordinamento unico, tramite il quale da Siderno (Rc), i capibastone calabresi estendono i loro tentacoli oltre oceano. Spetta poi alla "provincia" mantenere gli equilibri tra le famiglie, autorizzare l'apertura di nuovi "locali", indicare cariche e stabilire nomine, intervenire al fine di prevenire conflitti. Carmelo Novella, boss supremo della Lombardia, assassinato a S. Vittore Olona il 14 lugio del 2008, sognava la "secessione" dei clan della sua regione dalle cosche madri calabresi. Sarebbe stato questo il movente della sua uccisione. A decretarlo fu la "Provincia, decisa ad opporsi al "disegno politico" di Novella. La fine del suo disegno autonomista, sostengono gli inquirenti, rinsaldo' i legami delle cosche locali con quelle "madri" della Calabria. Oltre all'esistenza della "provincia" della Lombardia, le indagini avrebbero portato all'individuazione di "locali" nella stessa regione, in Piemonte e Liguria, documentandone il coordinamento con le decisioni assunte dalla 'ndrangheta reggina ed in particolare dall'ottantenne capo crimone della Provincia, Domenico Oppedisano, responsabile del mandamento tirrenico, e da Giuseppe Pelle, capo del mandamento ionico. Complessivamente sarebbero operativi in Lombardia 500 affiliati, 160 dei quali raggiunti dai provvedimenti emessi oggi dalla magistratura milanese. La societa' Perego General Contractor, amministrata di fatto da Andrea Pavone, arrestato col boss Salvatore Strangio nell'ambito della maxi-operazione contro la 'ndrangheta, tento' di 'conquistare' la Cosbau spa, azienda trentina che si occupa di costruzioni e anche di "edifici prefabbricati destinati alle famiglie terremotate del recente sisma in Abruzzo". Il progetto, pero', scrive il gip di Milano Giuseppe Gennari che ha firmato l'ordinanza, falli'. La Perego, che stando all'inchiesta era di fatto gestita dagli Strangio, prevedeva "grandi possibilita' di sviluppo" e "commesse di notevole rilievo economico e politico. Tanto per intenderci, Cosbau e' assegnataria di alcuni lotti relativi alla ricostruzione del post terremoto de L'Aquila. Il che vuole dire che mettere le mani su Cosbau vuole dire, per Strangio, Pavone e compagnia, entrare alla grande nel giro degli appalti pubblici". Nella societa' che avrebbe dovuto finanziare Cosbau e garantire l'ingresso nella societa' trentina al clan calabrese, spiega il giudice, "Pavone entra attraverso lo schermo di una fiduciaria svizzera" mascherata "in un abile sistema di scatole cinesi". Tuttavia, "contrariamente a quanto sperato da Pavone (...) la scalata 'Cosbau' non andra' in porto". Il gip nell'ordinanza fa anche riferimento a una serie di lavori acquisiti in Lombardia dalla Perego (societa' poi fallita, perche' le casse vennero svuotate dagli arrestati) anche grazie alla compiacenza di amministratori pubblici locali, come "l'acquisizione di una cava (e delle relative autorizzazioni, non ancora in possesso di Perego) nel Cremonese, da utilizzare per la movimentazione terra necessaria in relazione ai lavori assegnati a Perego per la strada SS 415 Paullese". Inoltre la Perego si assicuro' alcuni lavori "del nuovo ospedale Sant'Anna di Como". Ivano Perego, uno degli arrestati nella maxi operazione contro la 'ndrangheta e responsabile della societa' Perego General Contractor, ritenuto vicino alla famiglia della 'ndrangheta Strangio, "sostiene di essere appoggiato bene politicamente e di aver cenato con Guido Podestà", l'attuale presidente della Provincia di Milano. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano, Giuseppe Gennari. Nel provvedimento il giudice spiega che in una conversazione telefonica intercettata il 24 giugno 2009, Perego dice di "essere appoggiato bene politicamente e di aver fatto una cena anche ieri con Podesta' ed era presente anche Bonsignore Vito (europarlamentare del Pdl, ndr), nonche' molti industriali di Milano per organizzare l'Expo".
|